Diidrotestosterone capelli

Diidrotestosterone e Capelli: Cosa è e come funziona

Se sei giunto su questa pagina, di sicuro avrai già sentito parlare del diidrotestosterone, un ormone noto anche come DHT. Purtroppo, per la stessa motivazione di cui sopra, sarai arrivato qui con la consapevolezza che il DHT è anche la principale causa della calvizie.

L’alopecia androgenetica, difatti, è una condizione provocata da un ormone comunque importantissimo per la regolazione delle funzioni del nostro corpo. In questo lungo articolo ti introdurremo al tema del diidrotestosterone, e ti spiegheremo tutto quello che dovresti sapere su questo ormone androgeno.

Lo faremo con parole semplici, ma anche con tono scientifico, perché si tratta di un argomento che non può fare a meno né del primo né del secondo aspetto.

Cos’è il DHT (Diidrotestosterone)

Il diidrotestosterone (DHT) è un ormone noto anche come stanolone o androstanolone. Molti pensano che sia la stessa cosa del testosterone, ma non è assolutamente corretto. Questo perché il DHT è un metabolita attivo che viene prodotto partendo dal testosterone, attraverso un processo avviato da un enzima noto anche come Alfa-5 Reduttasi.

È un ormone più potente del testosterone, e i suoi effetti sul corpo sono molto più forti. In effetti, si stima che il DHT sia cinque volte più potente del normale testosterone. Il DHT ha molti ruoli nell’organismo umano. Oltre alla produzione dei capelli e alla calvizie maschile, ad esso si legano altre condizioni come l’iperplasia prostatica benigna o l’ingrossamento della prostata.

Avendo la natura di steroide sessuale, il diidrotestosterone viene prodotto soprattutto nella prostata e nei testicoli, oltre che nei follicoli piliferi. Pur trattandosi di un ormone maschile, viene prodotto in piccola quantità anche nelle donne (nello specifico, nelle gonadi).

Gli ormoni androgeni come il DHT sono responsabili delle caratteristiche biologiche e dunque della distinzione fra uomini e donne. Nello specifico, sono responsabili del tono più profondo della voce, della maggior quantità di peli nel corpo, e della massa muscolare superiore. Inoltre, durante lo sviluppo del feto il DHT svolge un ruolo primario nello sviluppo del pene e della ghiandola prostatica.

A cosa serve il Diidrotestosterone

Come ti abbiamo accennato poco più sopra, il compito del DHT è il seguente: differenziare la sessualità del feto nei primi mesi di vita nell’utero materno. In realtà il DHT continua a produrre dei cambiamenti nel nostro corpo, ad esempio irrompendo con forza durante il periodo della pubertà.

È in questo delicato momento che il ragazzo comincia a scoprire la propria sessualità, in quanto essa giunge alla sua completa maturazione. Altri segni di questo passaggio sono, ad esempio, i primi peli che fanno la loro comparsa sul pube.

Anche la barba e il tono di voce più basso rappresentano degli “effetti secondari” portati dal DHT. In sintesi, il diidrotestosterone è responsabile dello sviluppo delle peculiarità che distinguono gli uomini dalle donne.

In realtà il DHT ha anche altri scopi, e non si limita a questo, sebbene siano i suddetti i segni più evidenti della sua presenza. Ad esempio, in età adulta, il DHT interviene per lo sviluppo della forza dei muscoli e per la spinta della libido (dunque il desiderio sessuale).

Anche un carattere più aggressivo è dovuto ad una presenza di diidrotestosterone in quantità maggiori. Un altro obiettivo del DHT è mantenere in equilibrio il rapporto fra massa grassa e muscoli. Inoltre, il DHT ha un ruolo importante anche a livello cerebrale. Secondo questa ricerca, il diidrotestosterone favorisce la memoria e l’immagazzinamento delle informazioni (uno studio qui), sviluppando le potenzialità dell’ippocampo.

Prima di procedere oltre, è bene approfondire come si forma il DHT. Negli uomini, l’enzima Alfa-5 Reduttasi (5-AR) prende il testosterone e lo converte in diidrotestosterone all’interno dei testicoli e nella prostata. Nei livelli normali, il 10% circa del testosterone nel corpo viene trasformato in DHT.

Il ruolo del DHT nella caduta dei capelli

Quando inizi a perdere i capelli, ovviamente ti poni delle domande. Prima di tutto ti chiedi quale sia la causa alla base di questo processo di decadimento, e poi ti domandi se esistono delle cure o delle soluzioni.

Oggi ci concentreremo sulla prima parte, perché la conoscenza delle cause che scatenano l’alopecia è altrettanto importante. Innanzitutto è bene che tu sappia che il DHT ne è responsabile, ma non è scontato capirne il perché. Come sicuramente avrai capito da quanto detto finora, il diidrotestosterone è presente in tutti gli esseri umani di sesso maschile. Quindi c’è un motivo per cui alcuni perdono i capelli, e altri riescono ad evitare la calvizie.

Questione di fortuna? Da un certo punto di vista, è possibile definirla tale. In realtà la vera causa della caduta dei capelli non è il DHT in sé, ma la genetica.

Nella fattispecie, la quantità dei recettori androgeni e la frequenza del processo scaturito dall’Alfa-5 Reduttasi, più elevata del normale. In sintesi, le tue possibilità di mantenere la chioma ad un livello normale dipendono da quanto sei sensibile al diidrotestosterone.

Qui è bene fare una seconda premessa: la quantità di DHT presente nel tuo corpo non conta. Stando ad una ricerca di settore, gli individui che soffrono di calvizie hanno un livello di DHT del tutto normale. Ciò spiega perché non è la quantità di DHT a fare la differenza, ma la tua sensibilità nei suoi confronti. Una cosa che, come detto prima, dipende dalla genetica ed è ereditaria.

Questo elevato livello di sensibilità è dato da un numero maggiore di recettori posizionati sul cuoio capelluto. Chi è portato all’alopecia, infatti, ospita sulla testa una quantità di recettori superiore del +30-40% rispetto ad un individuo che non ha problemi di perdita di capelli.

Più recettori equivalgono ad una maggiore sensibilità al DHT, cosa che poi provoca la calvizie. Nello specifico, il diidrotestosterone negli individui portati all’alopecia sviluppa un processo che porta alla miniaturizzazione, e poi alla chiusura prematura dei follicoli piliferi.

È importantissimo sottolineare ancora una volta il ruolo della genetica e del DNA. Chi non possiede un numero elevato di recettori androgeni, semplicemente non è soggetto alla caduta dei capelli. Il DHT, dunque, non è di per sé il responsabile di tutto questo.

È solo un “tramite” che purtroppo causa questo effetto agli individui resi sensibili dal proprio bagaglio genetico. Ciò vuol dire che una persona che non ha questo problema, può gestire altissimi livelli di DHT senza incorrere nell’alopecia. Poi, ovviamente, i problemi scaturiti da questa quantità eccessiva si manifesterebbero in altro modo.

Se hai letto il nostro articolo sulla palestra e sulla caduta dei capelli ,  hai già un tassello in più da aggiungere al puzzle. Qui ti abbiamo raccontato di bodybuilders famosi con capelli da urlo, anche in presenza di steroidi e anabolizzanti in quantità molto elevate. Quindi questa rappresenta un’ulteriore conferma che il problema non è il diidrotestosterone, ma la predisposizione dei geni.

Quanto è importante il livello di DHT nel corpo

In questa guida abbiamo già fatto riferimento, un paio di volte, ai rischi che si corrono assorbendo una quantità eccessiva di ormoni. In realtà i problemi relativi alla quantità possono riguardare sia chi ne è in difetto, sia chi ne è in eccesso. Livelli di DHT bassi o alti possono infatti provocare una serie di problemi, spesso molto gravi. Ecco perché è importante abbandonare per un attimo la questione dei capelli, per dedicarci ad un altro tema molto impegnativo in merito al diidrotestosterone.

Livelli di DHT al di sotto della norma: cosa succede?

Quando i livelli di diidrotestosterone prodotti dal corpo sono troppo bassi, come detto poco sopra, possono presentarsi dei problemi. Se questo deficit colpisce il feto del bimbo, emerge il rischio che il bambino possa essere ermafrodito: dunque sviluppare sia gli organi riproduttivi maschili, sia quelli femminili (anche se questi ultimi solo parziali).

Se invece la carenza di diidrotestosterone emerge nella altrettanto delicata fase della pubertà, si assiste alla scarsa crescita di peli e di barba. Inoltre, la voce non tenderà ad abbassarsi come invece accadrebbe in condizioni normali. In sintesi, nel primo caso vengono coinvolte le caratteristiche sessuali primarie, mentre nel secondo caso quelle secondarie.

I problemi in merito al deficit di DHT in età adulta possono essere ugualmente complicati. Come visto poco sopra, al DHT si legano anche aspetti quali la libido e l’eccitazione sessuale.

Di conseguenza, un individuo con scarsi livelli di diidrotestosterone potrebbe vivere dei problemi di disfunzione erettile e di mancanza di eccitazione. Siccome il DHT svolge un ruolo molto importante anche per la formazione dei muscoli, il calo potrebbe portare stanchezza muscolare. Infine, potrebbero emergere delle problematiche anche a livello di psiche: ad esempio la depressione e le variazioni di umore.

Quando si manifestano questi sintomi, si va incontro ad una condizione nota come “deprivazione androgenica”. In realtà il DHT non è l’unico ormone androgeno presente nel corpo di un uomo. Ciò vuol dire che la condizione di deprivazione, in realtà, corrisponde ad un calo generico del livello di tutti gli ormoni androgeni nell’organismo.

Di solito il calo di DHT diventa un problema solo quando viene accompagnato da un calo del testosterone e da un rapporto sbilanciato con gli estrogeni. Da aggiungere che le situazioni più serie si creano quando un individuo maschio accusa un calo di DHT, e un parallelo calo di testosterone in corrispondenza con un picco di estrogeni.

Livelli di DHT troppo alti: cosa succede?

Naturalmente anche un livello eccessivamente alto di diidrotestosterone nel corpo può causare delle problematiche, alle volte serie. Fra le meno impegnative troviamo la comparsa dell’acne anche oltre la normale fase di pubertà. Fra le più importanti, invece, si trovano i problemi alla prostata come la IPB (Ipertrofia prostatica benigna).

Altri effetti causati da un livello eccessivo di DHT sono l’irsutismo, ovvero la crescita incontrollata dei peli, e le patologie della pelle di natura seborroica. Di contro, un DHT elevato ma entro i livelli di sicurezza non fa male: anzi, produce un livello maggiore di eccitazione sessuale.

Inibizione del diidrotestosterone: ne vale la pena?

Molti uomini si chiedono se valga la pena di inibire il testosterone, perché esistono farmaci contro la calvizie come il Finasteride che producono questo effetto. Intervenire sui livelli eccessivi di DHT dovrebbe sempre essere consigliato, ma solo dopo aver sostenuto una visita da un medico esperto.

Spesso questa strada è una via obbligatoria, quando ad esempio si soffre di IPB. In altri casi, invece, può essere una opzione utile per gli uomini molto sensibili al DHT, i quali appunto tendono alla calvizie. Se la situazione non è già in stato avanzato, la riduzione del diidrotestosterone può portare qualche risultato utile.

È chiaro che bisogna stare molto attenti, quando si riflette sulla possibilità di riduzione dei livelli di DHT. Un individuo in salute non dovrebbe mai intervenire in tal senso, ma questo dovrebbe essere scontato. Al contrario, una persona che soffre di malattie quali l’ipertrofia IPB dovrebbe sempre discuterne con un medico preparato.

Chi invece lo fa per contenere la caduta dei capelli, deve stare molto attento a non abbassarlo troppo. In caso contrario, si finirebbero per accusare i problemi legati ad un livello scarso di DHT.

I farmaci come il già citato Finasteride, comunque, permettono di mantenere una quota di diidrotestosterone sufficiente per non incorrere in effetti collaterali. Ripetiamo, però, che ogni farmaco va sempre usato solo se prescritto da uno specialista: questo è davvero molto importante.

Prodotti per inibire il DHT

Oltre alla Finasteride, esistono anche altri farmaci del medesimo tipo, come ad esempio il Dutasteride, ma con effetti secondari molto evidenti e dunque da evitare.

Poi è possibile trovare anche in natura diversi elementi dotati di questa precisa caratteristica. Si parla di principi come l’estratto di serenoa repens, di barberina e di ajuga reptans (contenuti in diversi integratori per capelli). Ci troviamo di fronte ad elementi naturali in grado di inibire parzialmente l’enzima Alfa-5 Reduttasi. Dunque intervengono riducendo il tasso di conversione del testosterone in DHT.

Esistono addirittura degli alimenti e dei cibi che, in modo del tutto naturale, concorrono all’abbassamento del diidrotestosterone. Fra questi troviamo ad esempio i semi di zucca: sono ricchi di acidi grassi essenziali e di zinco, e fra le loro proprietà si trova appunto una funzione naturale di anti-DHT.

Anche l’olio di semi di zucca possiede questa capacità, insieme all’olio di cocco. Molti degli elementi contenuti da questi cibi, non a caso, sono presenti anche all’interno della già citata serenoa repens. Ovviamente è possibile far ricorso agli integratori naturali che contengono le medesime sostanze.

Conclusioni

In questa guida ti abbiamo fornito un ampio approfondimento sul diidrotestosterone, e sul ruolo che gioca nella caduta dei capelli e nella calvizie. L’inibizione di questa sostanza è possibile, sebbene abbia degli ovvi effetti collaterali.

In certi casi è addirittura l’unica soluzione da percorrere, quando ad esempio si configura la presenza di IPB. Va comunque detto che bisogna sempre farsi seguire da un medico esperto, quando si prendono i farmaci elencati poco sopra.