tricogramma esame tricologico

Per misurare la salute del capello, e per valutare se esistono i presupposti per determinare la presenza di un problema, il modo migliore per procedere è rivolgersi ad un medico specialista: il dermatologo tricologo, ovvero l’esperto che può sempre risalire alle cause di problemi quali l’alopecia, e indicare un percorso di cure da seguire per limitare questa problematica.

Quando ci si rivolge ad un dermatologo tricologo, l’esame più importante al quale viene sottoposto il paziente è il tricogramma: si tratta di un esame davvero poco invasivo e piuttosto semplice, attraverso il quale lo specialista riesce ad esaminare lo stato di salute dei capelli. Vediamo dunque di approfondire cos’è e come funziona il tricogramma.

Cos’è il tricogramma?

Il tricogramma, come già anticipato, è un esame che si propone di analizzare la struttura del capello al microscopio, per studiare se il suo ciclo di vita appare regolare o se sono presenti delle alterazioni dalle quali potrebbe dipendere l’alopecia.

Puoi leggere la nostra guida per approfondire l’argomento del Cilco di ricrescita dei capelli. Detto questo, il funzionamento del tricogramma è piuttosto semplice: il tricologo preleva infatti una determinata quantità di capelli dal soggetto, per poi analizzarli singolarmente e valutare quale fase del ciclo di vita stavano attraversando. In genere vengono prelevati dal paziente dai 50 ai 100 filamenti, per una questione meramente statistica.

Quali risultati può dare il tricogramma?

Ognuno dei capelli prelevati dal soggetto viene successivamente analizzato utilizzando un microscopio a luce polarizzata: questo consente al tricologo di valutare sia la struttura del filamento, sia le condizioni della radice del capello.

In base a ciò che viene rilevato, l’esperto è in grado di individuare se il capello si trova in una fase anagen, catagen o telogen. Di norma, si parte da un set di percentuali considerate come normali. In condizioni di assenza di alopecia, i risultati dovrebbero aggirarsi intorno ai seguenti valori: 80%-90% dei capelli in fase anagen, 1%-2% dei fusti in fase catagen, 10%-20% dei fusti in fase telogen.

Se il tricogramma dà dei risultati diversi, con percentuali maggiori di capelli in fase catagen e telogen, ciò vuol dire che nel paziente è presente una forma di alopecia.

Come si svolge l’esame dei capelli?

La procedura del tricogramma aderisce sempre ad una metodologia ben precisa: intanto l’esame non è possibile in presenza di trattamenti estetici dei capelli (ad esempio tinture) o in caso di capelli lavati di recente.

Per questo motivo, la chioma non dovrà essere lavata per almeno sette giorni, così da evitare possibili errori di interpretazione dei risultati.

Poi, il prelievo dei capelli deve sempre seguire una certa procedura: lo strappo dev’essere effettuato da esperti per non danneggiare le radici, cosa che renderebbe privo di efficacia il tricogramma.

Inoltre, il prelievo generalmente viene effettuato su diverse zone del cuoio capelluto: sia le più rade (in presenza di alopecia già conclamata), sia quelle in salute, così da poter avere un riscontro più attendibile.

In presenza di dermatite seborroica o forfora, invece, vengono prelevati solo da zone specifiche come ad esempio la nuca e la regione temporale. Infine, se presente una patologia del cuoio capelluto, il numero di capelli da estirpare si riduce sensibilmente.

Perché sottoporsi a questo esame?

Il tricogramma è un esame particolarmente utile, in quanto consente al tricologo di determinare la presenza o meno di certe problematiche del capello.

Va però specificato che l’esame del capello è solamente il primo di una serie: ha lo scopo di individuare alcune informazioni fondamentali per poter poi stabilire l’eventuale alterazione del ciclo di ricrescita dei fusti (o all’occorrenza per escluderla).

Esistono infatti diverse forme di caduta, note come effluvio e defluvio, che possono colpire il capello sia in fase anagen che in fase telogen: se nel caso del defluvio anagen e telogen la situazione appare dalla gravità contenuta, al contrario l’effluvio anagen e telogen segnala la presenza di una problematica più profonda In questi ultimi due casi, soprattutto se si parla di effluvio cronico, i fusti persi possono essere migliaia.

Inoltre, il tricogramma è un esame che si dimostra molto utile anche in caso di capelli radi e sfibrati: intervenendo in questo momento, è possibile agire in via precauzionale prima che avvenga la caduta.

Cosa fare dopo il tricogramma?

Dopo aver effettuato il tricogramma, in base ai risultati, il medico stabilisce se sottoporre o meno il paziente ad altri esami, come ad esempio quello del cuoio capelluto. Poi, studiando e analizzando i risultati di tutti gli esami effettuati, il medico emette una diagnosi e procede al delineamento di un trattamento per porre rimedio al problema: il suddetto può essere farmacologico o non farmacologico.

Video tricogramma