Caduta capelli: domande e risposte comuni

Caduta capelli: domande e risposte comuni

Sono diverse le domande che sorgono in chi sta denotando una caduta dei capelli, o in chi vorrebbe capire meglio come funziona questo meccanismo che regola il ciclo di vita dei fusti. Ecco perché oggi scorreremo una lista delle domande e risposte più frequenti sulla caduta dei capelli.

È normale la caduta dei capelli?

La caduta dei capelli, di per sé, è un processo del tutto naturale: questo perché i capelli attraversano tre fasi del proprio ciclo vitale , dalla nascita alla morte.

Quando giungono dalla fase anagen e catagen alla fase telogen, tendono a distaccarsi dai follicoli per dar modo ai capelli nuovi di crescere al loro posto. Di solito la caduta di circa 100 capelli al giorno viene considerata nella norma: si tratta di quella piccola percentuale di capelli che è appunto giunta alla fase terminale del telogen, e che generalmente aumenta in primavera e in inverno.

Di contro, quando la percentuale di capelli che cadono aumenta, è necessario rivolgersi ad un tricologo per avere delle risposte, perché potrebbe essere presente una alterazione del ciclo di vita dei capelli.

Cos’è un follicolo pilifero?

Il follicolo pilifero [https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2124919] è una struttura responsabile della formazione delle cellule che andranno poi a costituire il capello: non è presente solo sul cuoio capelluto ma sulla maggior parte della nostra superficie corporea, dato che è responsabile anche della costituzione dei peli.

Generalmente si parla di unità follicolari e non di follicoli: questo perché il numero di capelli che cresce al loro interno può arrivare anche a 4 o 5. In totale la nostra testa ospita circa 100.000 follicoli, ognuno dei quali consente la completa ricrescita del capello venti volte circa nell’arco della sua vita.

Perché i capelli smettono di crescere?

Il capello cresce durante la fase anagen, ed è qui che viene determinata la sua potenziale lunghezza: una volta raggiunto il suo massimo, semplicemente smette di crescere perché sussiste un limite fissato dal proprio codice genetico. Il suddetto limite, quindi, corrisponde alla durata della fase anagen: certi individui possono denotare una crescita dei capelli continua in fase anagen anche fino a sei anni.

Lavare spesso i capelli porta alla calvizie?

Spesso si sente dire che i continui lavaggi dei capelli potrebbero indebolirli e quindi portare il soggetto alla calvizie: si tratta di una leggenda metropolitana, dovuta al fatto che sia il lavaggio che la conseguente asciugatura portano al distacco un certo numero di steli.

In realtà i capelli che cadono in queste due fasi sono quelli in fase telogen: essendo morti o morenti, dunque già distaccati dal follicolo pilifero, basta una piccola forma di stress per portarli alla caduta. In sintesi, la quantità di lavaggi anche quotidiani non incide in alcun modo sulla perdita dei capelli.

Tagliare i capelli li fa crescere più forti?

Questo è un altro luogo comune molto diffuso: tagliare i capelli non rappresenta assolutamente un modo per farli crescere di più e più forti di prima.

La lunghezza, come abbiamo visto, è determinata esclusivamente dalla durata della fase anagen: allo stesso modo, anche la forza e il volume degli steli fa parte del patrimonio genetico del singolo individuo. Tagliare i capelli corti, però, aiuta ad eliminare la sezione danneggiata degli steli (doppie punte) e a ridurre gli stress portati dalle fasi di asciugatura e di spazzolatura.

Sento prurito in testa: cosa significa?

Il prurito del cuoio capelluto è una condizione che può dipendere da diversi fattori, e non è detto che sia legata alla presenza di una problematica che possa poi spingere il soggetto che ne soffre verso l’alopecia.

Potrebbe ad esempio dipendere dalla secchezza del cuoio capelluto o dalla sua eccessiva grassezza: spesso è proprio la seconda a far nascere il prurito, per via della produzione eccessiva di sebo e dell’azione del lievito della Malassezia Furfur.

Anche stress e uso di prodotti detergenti aggressivi potrebbero far nascere questo problema: puoi leggere questo articolo per approfondire le motivazioni del prurito in testa.

Caschi e cappelli fanno cadere i capelli?

Indossare un casco o un cappello può portare all’appiattimento della chioma: una componente esclusivamente estetica e apparente, che non comporta né il danneggiamento né la caduta dei capelli. Al contrario, i caschi e i cappellini possono mettere al riparo gli steli da agenti esterni come i raggi UV del sole e i patogeni dello smog cittadino, proteggendone lo stato di salute.

Prodotti cosmetici, phon e piastre fanno cadere i capelli?

Qui bisogna fare una prima precisazione: nessun prodotto cosmetico per capelli può penetrare all’interno dello stelo e danneggiarlo, dunque prodotti come le lacche, le cere e i gel non sono in grado di mettere a rischio la struttura cellulare del capello.

Viceversa, gli strumenti per i trattamenti estetici come phon, piastre e arricciacapelli possono danneggiare molto i fusti, perché li stressano oltremodo e li bruciano: soprattutto gli ultimi due. Per il phon, invece, è sempre bene usarlo ad una distanza di sicurezza, per evitare di bruciare i capelli. Infine, va aggiunto che anche l’applicazione maldestra di extension potrebbe danneggiare i fusti.

Il balsamo è un prodotto anticaduta?

Assolutamente no: il balsamo è un prodotto davvero utile per difendere i capelli dagli agenti ambientali, e da quelli esterni come i patogeni che si depositano sulla testa per via dell’aria inquinata. Può aiutare per farli brillare e per ammorbidirli, ma non può influire in alcun modo sulla loro struttura cellulare: dunque non è un prodotto anticaduta.

Il cloro fa cadere i capelli?

Anche in questo caso la risposta è negativa: nemmeno il cloro può influire sulla perdita degli steli, ma può comunque danneggiarli e portare alla formazione delle canoniche doppie punte.

La tinta per capelli può farli cadere?

Le tinture per i capelli possono in effetti danneggiare in profondità gli steli e alterare la loro composizione cellulare, ma tutto dipende dalla tipologia di tinta: ne esistono di molto invasive che penetrano all’interno dei fusti, e di leggere che invece si limitano ad un’azione esterna.

Inoltre, in caso di allergie (come nell’esempio delle tinture all’Henné) possono anche scatenare una reazione violenta del sistema immunitario. Va però detto che le tinture non possono alterare il ciclo di vita del capello.

L’alimentazione determina la caduta dei capelli?

Negativo: non esiste alimento al mondo che possa intervenire nelle fasi del ciclo di vita del capello, alterandolo. Questo però non significa che la dieta giusta non sia importante: è responsabile del nutrimento dei capelli, dunque può fare la differenza fra una chioma sana e luminosa, e una chioma spenta e debole. Infine, le carenze nutrizionali possono incidere sul capello, facendolo cadere.

La forfora fa cadere i capelli?

La forfora può effettivamente velocizzare la caduta dei capelli e incidere sul loro stato di salute: questo perché potrebbe accompagnarsi ad una qualche patologia del cuoio capelluto, come ad esempio la dermatite seborroica, che potrebbe avere un ruolo importante nello sviluppo dell’alopecia. In presenza di forfora, è sempre bene farsi visitare da uno specialista.

La calvizie è ereditaria?

L’ereditarietà ed il patrimonio genetico sono indubbiamente un fattore da prendere in considerazione nella trasmissione della calvizie: di contro, non bastano per dare risposte certe.

Ciò vuol dire che una persona che discende da una famiglia senza problemi di alopecia potrebbe comunque riscontrare questo problema: viceversa, un individuo con i genitori affetti da calvizie potrebbe non denotare la presenza di questa condizione. Di certo, le percentuali di calvizie si riducono nel caso di famiglie che non hanno mai sofferto di questo problema.

Ho cominciato a stempiare da giovane: diventerò calvo?

Questa è una domanda delicata: in effetti la comparsa delle stempiature in età adolescenziale o comunque giovanile potrebbe indicare la presenza di una alopecia precoce. Non è comunque detto che il soggetto diventerà calvo: questo perché la prematura comparsa del diradamento e delle stempiature potrebbe poi stabilizzarsi negli anni, senza provocare altri danni. In altri casi, invece, potrebbe sfociare in alopecia prematura: ecco perché è sempre meglio richiedere il parere di un tricologo, e sottoporsi ad un test apposito come il tricogramma.

Perdo i capelli in primavera e in inverno: cosa significa?

È del tutto normale perdere una quantità maggiore di capelli durante stagioni quali la primavera e l’inverno: in realtà, anche l’estate potrebbe portare ad un aumento della perdita di steli. Ciò dipende da diverse concause che ti consigliamo di approfondire leggendo la nostra guida sulla caduta dei capelli stagionale.

Sono stressato e ho notato l’aumento dei capelli bianchi: cosa significa?

Il problema della canizie è ancora oggi una condizione piuttosto misteriosa e poco conosciuta: ciò che si sa, però, è che traumi psicologici e condizioni ansiogene come lo stress possono in effetti far sorgere i capelli bianchi. Inoltre, alle volte chi ne ha sofferto ha dovuto imparare a convivere con la canizie: non è infatti detto che, una volta superati questi periodi, il capello possa tornare alla sua colorazione originaria.

Fumo e alcool fanno male ai capelli?

Sia il fumo che l’alcool possono danneggiare i capelli e portarli a cadere, anche se per motivi diversi: il fumo agisce direttamente sulla salute cellulare degli steli, mentre l’alcool potrebbe avere degli effetti negativi sul fegato, un organo la cui salute può contribuire alla calvizie. Di contro, va detto che i bevitori occasionali non corrono alcun rischio in tal senso.

Il testosterone causa la calvizie?

Non è corretto sostenere che il testosterone sia responsabile della caduta dei capelli: piuttosto, è un enzima noto come alfa5-reduttasi che può aumentare la conversione di testosterone in DHT. Questo secondo ormone, se presente in quantità eccessive (eccedenti il 3%), può favorire la perdita dei capelli e la comparsa dell’alopecia androgenetica.

La finasteride blocca la caduta dei capelli?

La finasteride è un farmaco che può aiutare a fermare la perdita di capelli, ma possiede anche svariati effetti collaterali molto pesanti. Inoltre si tratta esclusivamente di un rimedio temporaneo: al termine dell’assunzione del farmaco, l’alopecia ricomincia ad agire.

Prurito in testa – Cause e Rimedi

Il prurito in testa è uno dei sintomi che alle volte possono manifestare chiaramente la presenza di una forma anticipatoria di alopecia precoce e con conseguente caduta dei capelli.

prurito in testa

prurito in testa

Quando si presenta questa forma di prurito del cuoio capelluto, la sensazione è molto specifica: è come se il prurito provenisse dalla profondità del derma, accompagnandosi anche al bruciore e alle volte all’insensibilità dell’epidermide.

Questo prurito, inoltre, possiede una caratteristica che lo rende cronico e perdurante: è un fastidio che spesso spinge chi ne soffre a grattarsi inconsapevolmente la testa, rischiando di peggiorare una situazione già delicata.

Prurito del cuoio capelluto: come identificarlo?

Alcuni degli indizi che rilevano la presenza del prurito in testa, li abbiamo già accennati in precedenza: oltre al prurito del cuoio capelluto, si manifestano anche bruciori e dolori, localizzati in certe zone della testa più che in altre.

Non di rado, questo prurito si accompagna anche ad altri malesseri legati al cuoio capelluto: ad esempio, possono comparire problemi come la desquamazione, la forfora, la pediculosi e persino la comparsa di piccole pustole infette.

Quali sono le cause del prurito in testa?

Sarebbe impossibile fornire una lista completa delle motivazioni che potrebbero far sorgere il prurito sul cuoio capelluto: le allergie e gli agenti patogeni dello smog, infatti, potrebbero far emergere questo problema in qualsiasi individuo, compresi coloro che non soffrono di problematiche legate ai capelli.

Detto questo, abbiamo comunque la possibilità di isolare delle cause aventi a che fare direttamente con il cuoio capelluto: la già citata forfora, oppure la dermatite seborroica o la secchezza. Nell’elenco troviamo anche le seborree, le follicoliti, la psoriasi e altre malattie come ad esempio la tigna dermatofizia: una infezione portata da una specifica famiglia di funghi (i dermatofiti).

Infine, il prurito potrebbe essere la conseguenza delle punture notturne che i pidocchi operano sul cuoio capelluto per succhiare il sangue, oppure di altre patologie come la scabbia o gli eczemi. Vediamo di approfondire alcune di queste cause.

Prurito: forfora, cute secca e seborrea

La forfora è sicuramente una delle principali cause del prurito che attacca il cuoio capelluto [https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4852869/]: questo sintomo, infatti, emerge sia nel caso della forfora grassa che in quello della forfora secca, sebbene le condizioni della desquamazione siano sensibilmente diverse.

Nella forfora secca, infatti, generalmente il prurito è ridotto ai minimi termini e non si assiste nemmeno ad una particolare quantità di capelli persi.

Viceversa, nella forfora grassa si assiste alla percezione di un notevole livello di prurito, mentre le scaglie che si separano dal cuoio capelluto appaiono giallognole e tendono a restare attaccate ai capelli: la colpa di tutto ciò è naturalmente il sebo in eccesso. In presenza di forfora grassa e prurito bisogna sempre stare attenti, perché potrebbe verificarsi l’alopecia.

Occorre poi chiarire che anche la cute secca può provocare una blanda forma di prurito, e ciò non necessariamente in presenza di forfora.

Per quanto concerne la seborrea, invece, l’eccesso in merito alla produzione di sebo può causare un’irritazione del cuoio capelluto ed un prurito molto violenti, insieme alla comparsa di dolore e bruciore. La seborrea va monitorata e curata, perché potrebbe rappresentare il potenziale prodromo dell’alopecia seborroica.

A tal proposito è anche il caso di citare la dermatite legata all’aumento del sebo, che può accentuare questi sintomi e accelerare la caduta dei fusti.

Prurito in testa e caduta dei capelli: quale correlazione?

Occorre chiudere questo articolo con una importante precisazione: il prurito in testa, di per sé, non è una patologia ma semplicemente un effetto di una o più malattie.

Sarebbe dunque scorretto sostenere l’esistenza di una correlazione certa fra prurito del cuoio capelluto e caduta dei capelli: viceversa, il prurito può in effetti testimoniare la presenza di una patologia collegata all’alopecia, o comunque di uno stato infiammatorio che potrebbe avere conseguenze anche in tal senso.

Cosa fare per risolvere?

Sciuramente è importante utiizzare un shampoo delicato e specifico contentente degli ingredienti calmanti e che aiutino il cuoio capelluto a ritrovare il giusto equilibrio tra i migliori testati da noi in situazionid e genere c’e’ sicuamente il Revita DS shampo di cui una recensione trovate qui.

 

Caduta capelli da stress- I Rimedi

L’alopecia è una malattia che può avere carattere psicosomatico: ciò vuol dire che anche gli stati umorali e psicologici possono influire sulla perdita dei fusti.

caduta capeli da stress

caduta capeli da stress

È ad esempio il caso della caduta dei capelli da stress: una condizione che affligge in particolar modo le popolazioni occidentali, soprattutto per via dei ritmi frenetici di vita e delle diverse scadenze suddivise fra lavoro e studio.

Nonostante non vi siano degli studi scientifici certi in merito alla correlazione fra stress e alopecia, ciò non deve sorprendere: oltre alla calvizie, esistono infatti altre malattie psicogene come la dermatite atopica e la psoriasi.

Caduta capelli da stress: cosa succede?

Quando un individuo attraversa una fase particolarmente complicata della propria vita, possono emergere problematiche psicologiche quali lo stress e l’ansia: queste condizioni mentali possono avere dei pesanti riflessi anche sull’organismo, capelli compresi.

Nel caso in cui la caduta degli steli sia dovuta a questa risposta del corpo, ecco che si parla di alopecia da stress o psicogena.

Cosa accade al nostro organismo quando si manifestano stress e ansia? Secondo alcune teorie piuttosto valide, il corpo reagirebbe andando ad agire sull’ipofisi e sull’ipotalamo: questo provocherebbe un aumento dei livelli di ormoni corticotropi ed il successivo impoverimento della struttura delle cellule del capello [https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23998289].

Ciò accadrebbe per via dell’azione di questi particolari ormoni, che andrebbero ad alterare i cheratociti e altre tipologie di cellule come i sebociti: questo spiegherebbe perché, di norma, chi soffre di alopecia da stress possiede anche livelli di olio sebaceo superiori al normale.

Alopecia da stress negli uomini e nelle donne: i sintomi

L’alopecia psicogena può colpire indistintamente sia gli uomini che le donne: bisogna però sottolineare che è molto complesso distinguere la perdita dei capelli da stress, da altre forme di alopecia quali quella seborroica e quella androgenetica.

I sintomi sono infatti molto simili, al punto che è sempre necessario rivolgersi ad un tricologo per poter effettuare un tricogramma ed avere delle risposte più precise in merito.

Conoscendo i sintomi della caduta dei capelli da stress, però, è possibile circoscrivere questa patologia per capire se effettivamente si tratta della suddetta forma. Qual è, dunque, la sintomatologia di questa condizione?

In primo luogo si registra un aumento della produzione di sebo sul cuoio capelluto: se nel caso dell’alopecia seborroica questa rappresenta la causa principale di caduta, nell’alopecia psicogena è semplicemente una delle diverse conseguenze.

Il secondo sintomo che è possibile rilevare è la dermatite seborroica, a sua volta un effetto collaterale dovuto all’alterazione dei livelli di sebo.

Altre conseguenze fisiche dell’alopecia da stress sono queste: una costante sensazione di prurito sulla testa, che si accompagna insieme al bruciore del cuoio capelluto e alla continua tentazione di grattarlo. Infine, alle volte emerge anche un dolore sulla superficie cutanea della testa (tricodinia).

Quali sono i rimedi per l’alopecia da stress?

È possibile identificare diversi rimedi per la caduta dei capelli da stress: non trattandosi di una condizione irreversibile, o passa da sola o può essere curata agendo sulle cause che la scatenano.

Essendo lo stress o l’ansia i principali responsabili di essa, la prima tattica è intervenire sulle fonti che causano questi disagi psicologici, eliminando il problema alle radici: è comunque una strada molto complessa da seguire, considerando che alcune persone ne soffrono ad un livello patologico, dunque non è mai facile sedare questi stati d’animo negativi.

Ecco perché figure come psicologi e psicoterapeuti possono rivelarsi molto utili in questa fase, specialmente quando si necessita una terapia ad hoc.

Una seconda strategia da implementare è ricorrere ai canonici rimedi contro la caduta dei capelli, come ad esempio gli integratori o le lozioni specifiche. Si tratta però di un rimedio che non elimina il problema, dato che agisce esclusivamente sulle motivazioni indirette che hanno portato o stanno portando alla perdita degli steli.

Infine, da tenere in considerazione anche la laserterapia: un trattamento che stimola i follicoli piliferi e che dunque favorisce il passaggio delle sostanze nutritive dal sangue al bulbo del capello.

Defluvio Telogen – Cause – Cosa fare

Defluvio Telogen – Cause – Cosa fare

Fra le condizioni che spingono i capelli alla caduta troviamo il defluvio telogen, noto anche come defluvium capillorum.

Chi ne soffre è costretto ad assistere ad una perdita irreversibile dei fusti, anche se si concretizza nella caduta quotidiana di una mole ridotta di capelli: in questo caso ciò accade per via dell’atrofizzazione dei follicoli, o a causa del loro irreparabile danneggiamento.

Ciò vuol dire che i capelli persi in fase di defluvio telogen non verranno successivamente rimpiazzati dai nuovi steli in fase anagen.

Trattandosi di una manifestazione irreversibile, i soggetti che patiscono questo malessere assistono passivamente ad un primo diradamento dei capelli (seppur lento), alla comparsa delle stempiature, e successivamente alla calvizie.

Cos’è il defluvio telogen?

Quando si parla di defluvio telogen, si indica un tipo di  caduta dei capelli che in quel momento stanno attraversando la loro ultima fase di vita (il telogen, appunto).

In genere questo defluvio vede la perdita di una quantità ridotta di steli, ma ha carattere di irreversibilità: questo vuol dire che i suddetti fusti non verranno poi sostituiti dai capelli più giovani, come invece accadrebbe in una situazione normale.

In pratica, il defluvium capillorum e l’alopecia androgenetica sono di fatto la medesima condizione.

Qui gli steli che cadono sono generalmente molto fini e di dimensioni ridotte, cosa che fa emergere un’altra considerazione utile: questi steli cadono infatti in via prematura, sebbene siano comunque in fase telogen, per via delle ridotte capacità dei follicoli piliferi nel reggerli.

Un test che può dare delle risposte in merito al defluvium telogen è il tricogramma: quando l’analisi del capello rileva una quantità di steli in fase anagen inferiore alla norma (del 10% circa), significa che è presente questa condizione.

Quali sono le cause del defluvio telogen?

Da quanto visto finora, è chiaro come il defluvium telogen possa nascere da cause specifiche come l’alopecia androgenetica.

In realtà non è sempre così, e non sempre le motivazioni appaiono le stesse, così come la manifestazione di questo malessere.

Se presente una condizione di alopecia androgenetica, si tende a parlare di defluvium capillorum cronico [https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9238330]: i sintomi sono quelli analizzati poco sopra, ovvero una caduta ridotta dei capelli ma dal carattere costante e irreversibile.

Al contrario, il defluvium telogen dovuto all’alopecia fronto-parietale vede una caduta dei capelli massiccia, ma senza avere carattere di cronicità: in questo caso, infatti, si parla di defluvio telogen acuto ma comunque reversibile (temporaneo).

Questo accade negli uomini, mentre nelle donne le cause possono essere svariate: può essere naturalmente presente l’alopecia androgenetica, che può dipendere dal suo carattere di ereditarietà o dalla menopausa. Nel primo caso è cronica, mentre nel secondo caso è acuta.

Altre forme di alopecia legate al defluvio telogen nelle donne sono i tumori e alcuni deficit enzimatici: qui entrambe sono acute e dunque momentanee, e lo stesso dicasi per la caduta dei capelli causata da iper-prolattinemia, dall’uso di prodotti farmaceutici o da malattie come l’anoressia.

Defluvium anagen e caduta post-partum

Se il defluvium telogen colpisce quei capelli in fase finale di vita, ma non ancora morenti, viceversa il defluvium anagen interviene facendo cadere i capelli nel ciclo iniziale della loro crescita.

Anche in questo caso, però, la causa può essere ricondotta all’irreparabile danneggiamento dei follicoli piliferi, ed è sempre dovuta alla presenza di una o più patologie epidermiche.

Fra le cause del defluvio anagen troviamo ad esempio la sclerodermia, le follicoliti, la malattia di Duhring Brocq e le varie forme di alopecia cicatriziale.

Molto diverso, invece, il discorso sul defluvio post-partum: in questa circostanza, il responsabile della caduta dei capelli è il crollo improvviso del livello di estrogeni, preceduto da un aumento in fase di gravidanza.

Durante il periodo dell’allattamento, poi, influisce sulla salute degli steli anche la crescita dei livelli di prolattina: un ormone che accelera il momento della loro caduta.

Caduta dei capelli stagionale

Caduta dei capelli stagionale

La caduta dei capelli è un problema che riguarda una grande percentuale di italiani, ma non sempre si tratta di una conseguenza legata all’alopecia o alla presenza di malattie cutanee quali la dermatite seborroica.

Molte persone, infatti, cedono a facili allarmismi senza prima considerare un aspetto fondamentale del ciclo di vita dei capelli: spesso, i fusti cadono per via dell’alternarsi delle stagioni, in quanto è in questo periodo che si verificano una serie di circostanze del tutto naturali.

Occorre dunque approfondire il tema della caduta dei capelli stagionale, verificandone le cause e comprendendo come fare un distinguo fra questa forma di perdita e la caduta patologica.

Autunno e primavera: la perdita di capelli stagionale

caduta capelli stagionaleInnanzitutto occorre fare chiarezza su cosa si intende per caduta dei capelli stagionale. Questa condizione, nello specifico, riguarda la perdita di un numero massiccio di capelli durante la primavera e l’autunno: è in mesi come aprile-maggio e settembre-novembre che il corpo va incontro ad alcuni cambiamenti fondanti, che possono avere dei contraccolpi anche sul ciclo di vita dei fusti.

Ciò accade sia agli uomini che alle donne, e in realtà le suddette stagioni coinvolgono l’intero mondo vegetale e animale. In pratica, qualsiasi organismo risente delle mutazioni climatiche e ambientali, e reagisce di conseguenza per adattarsi. Se da un lato cadono le foglie dagli alberi, dall’altro gli animali vanno incontro alla muta e gli esseri umani alla perdita dei capelli.

Quali sono le cause della caduta primaverile e autunnale?

Ancora oggi non vi è assoluta certezza sulle cause che portano fattivamente alla perdita dei capelli stagionale. Esistono comunque delle teorie più che valide, che possono spiegare in gran parte questa condizione.

Una delle spiegazioni più attendibili riguarda le variazioni ormonali nell’organismo umano dovute al cambiamento in termini di ore di luce. Altri studiosi, invece, chiamano in causa fattori psicologici e umorali: con il ritorno alle routine lavorative e di studio, tipiche dell’autunno, aumenta lo stress e di conseguenza la caduta dei capelli.

Fra le cause esterne e ambientali che possono influire in entrambe le stagioni, troviamo invece l’inquinamento cittadino, il freddo e il vento secco: il primo deposita agenti patogeni malsani per i capelli, mentre i secondi stressano i fusti riducendo anche il diametro dei vasi sanguigni, diminuendo l’apporto nutrizionale del sangue in direzione dei capelli.

Ai fattori appena visti, vanno aggiunte altre considerazioni: intanto la caduta dei capelli stagionale può essere resa più evidente da fattori genetici. Inoltre, il ciclo di ricrescita può far coincidere la fase telogen con questi mesi particolari, aumentando dunque la sensazione di perdita. Ad ogni modo, la perdita dei capelli stagionale non è una patologia ma una condizione del tutto normale, che affligge qualsiasi uomo e qualsiasi donna.

Come distinguerla dalla caduta dei capelli patologica?

Svegliarsi al mattino e notare una gran mole di capelli sul cuscino o sulla spazzola in questi mesi così particolari, spesso induce le persone a chiedersi: soffro di alopecia?

Nonostante si tratti di un forte peso psicologico, la caduta dei capelli legata alle stagioni non è una caduta di natura patologica. Il problema, però, è il seguente: come fare per distinguere una semplice perdita stagionale da una perdita legata ad una qualsivoglia patologia.

Alle volte, infatti, la prima può nascondere la seconda, rendendo complicata la distinzione fra le due condizioni. Inoltre, lo stress innescato dalla caduta stagionale può andare poi ad incidere sulla salute dei capelli, dando il via ad un circolo vizioso poco sano.

Esistono comunque dei segnali che possono effettivamente indicare la presenza di un problema: come ad esempio il prurito del cuoio capelluto o il dolore, che sono dei campanelli d’allarme che non vanno mai sottovalutati. L’unico modo certo per distinguere la caduta stagionale dalla caduta patologica dei capelli, è rivolgersi ad un tricologo esperto e sottoporsi ad un esame come il tricogramma.

Caduta dei capelli stagionale in estate

Non solo autunno e primavera: anche l’estate è una stagione che in molti casi interagisce in modo pesante con i capelli di un individuo. Non a caso, in questo periodo dell’anno sono numerosi gli italiani che si sottopongono al tricogramma, per verificare la presenza o meno di problemi relativi al ciclo di ricrescita dei capelli.

In realtà l’estate è una stagione particolarmente stressante per loro, quindi non bisogna stupirsi nel rilevare un aumento della caduta dei capelli: ciò accade ad esempio per via del sole e dei suoi raggi UV, che indeboliscono i fusti sfibrandoli.

Inoltre, caldo e umidità possono favorire la proliferazione di alcuni microorganismi come la Malassezia Furfur (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4533528/): un fungo la cui presenza può diventare molto estesa e dal quale può dipendere una malattia del cuoio capelluto come la dermatite seborroica o la pitiriasi, a loro volta responsabili della caduta dei capelli.

Fra gli altri fattori di rischio tipici dell’estate troviamo elementi come il cloro della piscina o la salsedine: sostanze che disidratano i filamenti e che li indeboliscono ulteriormente. Infine, anche l’eccessiva frequenza degli shampoo, l’utilizzo di detergenti aggressivi e una scorretta alimentazione possono influire sulla perdita di capelli in estate.

Tricogramma Esame tricologico: Ecco come funziona

tricogramma esame tricologico

Per misurare la salute del capello, e per valutare se esistono i presupposti per determinare la presenza di un problema, il modo migliore per procedere è rivolgersi ad un medico specialista: il dermatologo tricologo, ovvero l’esperto che può sempre risalire alle cause di problemi quali l’alopecia, e indicare un percorso di cure da seguire per limitare questa problematica.

Quando ci si rivolge ad un dermatologo tricologo, l’esame più importante al quale viene sottoposto il paziente è il tricogramma: si tratta di un esame davvero poco invasivo e piuttosto semplice, attraverso il quale lo specialista riesce ad esaminare lo stato di salute dei capelli. Vediamo dunque di approfondire cos’è e come funziona il tricogramma.

Cos’è il tricogramma?

Il tricogramma, come già anticipato, è un esame che si propone di analizzare la struttura del capello al microscopio, per studiare se il suo ciclo di vita appare regolare o se sono presenti delle alterazioni dalle quali potrebbe dipendere l’alopecia.

Puoi leggere la nostra guida per approfondire l’argomento del Cilco di ricrescita dei capelli. Detto questo, il funzionamento del tricogramma è piuttosto semplice: il tricologo preleva infatti una determinata quantità di capelli dal soggetto, per poi analizzarli singolarmente e valutare quale fase del ciclo di vita stavano attraversando. In genere vengono prelevati dal paziente dai 50 ai 100 filamenti, per una questione meramente statistica.

Quali risultati può dare il tricogramma?

Ognuno dei capelli prelevati dal soggetto viene successivamente analizzato utilizzando un microscopio a luce polarizzata: questo consente al tricologo di valutare sia la struttura del filamento, sia le condizioni della radice del capello.

In base a ciò che viene rilevato, l’esperto è in grado di individuare se il capello si trova in una fase anagen, catagen o telogen. Di norma, si parte da un set di percentuali considerate come normali. In condizioni di assenza di alopecia, i risultati dovrebbero aggirarsi intorno ai seguenti valori: 80%-90% dei capelli in fase anagen, 1%-2% dei fusti in fase catagen, 10%-20% dei fusti in fase telogen.

Se il tricogramma dà dei risultati diversi, con percentuali maggiori di capelli in fase catagen e telogen, ciò vuol dire che nel paziente è presente una forma di alopecia.

Come si svolge l’esame dei capelli?

La procedura del tricogramma aderisce sempre ad una metodologia ben precisa: intanto l’esame non è possibile in presenza di trattamenti estetici dei capelli (ad esempio tinture) o in caso di capelli lavati di recente.

Per questo motivo, la chioma non dovrà essere lavata per almeno sette giorni, così da evitare possibili errori di interpretazione dei risultati.

Poi, il prelievo dei capelli deve sempre seguire una certa procedura: lo strappo dev’essere effettuato da esperti per non danneggiare le radici, cosa che renderebbe privo di efficacia il tricogramma.

Inoltre, il prelievo generalmente viene effettuato su diverse zone del cuoio capelluto: sia le più rade (in presenza di alopecia già conclamata), sia quelle in salute, così da poter avere un riscontro più attendibile.

In presenza di dermatite seborroica o forfora, invece, vengono prelevati solo da zone specifiche come ad esempio la nuca e la regione temporale. Infine, se presente una patologia del cuoio capelluto, il numero di capelli da estirpare si riduce sensibilmente.

Perché sottoporsi a questo esame?

Il tricogramma è un esame particolarmente utile, in quanto consente al tricologo di determinare la presenza o meno di certe problematiche del capello.

Va però specificato che l’esame del capello è solamente il primo di una serie: ha lo scopo di individuare alcune informazioni fondamentali per poter poi stabilire l’eventuale alterazione del ciclo di ricrescita dei fusti (o all’occorrenza per escluderla).

Esistono infatti diverse forme di caduta, note come effluvio e defluvio, che possono colpire il capello sia in fase anagen che in fase telogen: se nel caso del defluvio anagen e telogen la situazione appare dalla gravità contenuta, al contrario l’effluvio anagen e telogen segnala la presenza di una problematica più profonda In questi ultimi due casi, soprattutto se si parla di effluvio cronico, i fusti persi possono essere migliaia.

Inoltre, il tricogramma è un esame che si dimostra molto utile anche in caso di capelli radi e sfibrati: intervenendo in questo momento, è possibile agire in via precauzionale prima che avvenga la caduta.

Cosa fare dopo il tricogramma?

Dopo aver effettuato il tricogramma, in base ai risultati, il medico stabilisce se sottoporre o meno il paziente ad altri esami, come ad esempio quello del cuoio capelluto. Poi, studiando e analizzando i risultati di tutti gli esami effettuati, il medico emette una diagnosi e procede al delineamento di un trattamento per porre rimedio al problema: il suddetto può essere farmacologico o non farmacologico.

Video tricogramma

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